Il caso di madre e figlia avvelenate e uccise con la ricina ad un punto di svolta. Decisivi i dati tecnologici e informatici.
Si è parlato di morte “on-off” per madre e figlia avvelenate con la ricina. Ma ora, il caso delle due donne uccise a Pietracatella, in provincia di Campobasso, potrebbe essere veramente ad una fase decisiva delle indagini. In particolare dopo gli ultimi accertamenti avvenuti sui dati tecnologici e informatici con particolare focus al Wi-Fi.

Madre e figlia avvelenate con la ricini: gli accertamenti
Su disposizione della procura di Larino la scientifica, che nelle scorse ore ha effettuato un nuovo sopralluogo nell’abitazione della famiglia Di Vita, la famiglia dove sono decedute madre e figlia avvenelate con la ricina, ha prelevato cinque telefoni, un tablet, un computer e due router. Secondo le informazioni filtrate, proprio da questi ultimi si spera di ottenere qualche informazione su chi era presente o anche solo è entrato in casa nei giorni delle festività natalizie quando le due vittime sono, appunto, state avvelenate.
La possibile traccia nel Wi-Fi: cosa sappiamo
Nel corso degli ultimi accertamenti svolti nella casa della famiglia Di Vita, gli agenti, dopo quasi tre ore di lavoro, hanno portato via, come detto, cinque dispositivi mobili, ma anche un tablet, un computer e due router. Proprio questi due dispositivi tecnologici rappresentano un elemento chiave della strategia investigativa.
Da quanto si apprende, serviranno a ricostruire chi si è connesso al Wi-Fi di casa nei giorni chiave, a partire dal 23 dicembre (data presunta del pasto incriminato) e nei giorni successivi, quando potrebbe essere avvenuto il secondo avvelenamento. La speranza degli invistigatori è di trovare qualche traccia che possa essere utile a comprendere chi abbia giocato un ruolo nella morte delle due donne e perché.
“Siamo in una fase di attesa ma di progressivo ingresso nelle vicende di cui ci stiamo occupando che non potevano restare più al livello soltanto della tossicologia e degli studi scientifici ma, a questo punto, chiedevano un intervento da un punto di vista delle attività giudiziarie vere e proprie”, ha fatto sapere la procuratrice Elvira Antonelli che si occupa del caso.